Sg_EXperiences: massimalismo+minimalismo=sintesi

nella foto: gruppo Sangiovesexperiences delle "Casacce" di Seggiano (GR) Questo sarebbe un blog intelligente, per il quale ho già pronto il jig pubblicitario. "Dopo il regno del mercato, dell'aggressività, della mancanza di scrupoli, della raccomandazione, della concorrenza sleale, delle lobby economiche monopolistiche, riportiamo il vino alle origini: quelle della piacevolezza, della meditazione, della gioia, della convivialità, del divertimento, della scoperta del territorio e della sua cultura, e non scandalizziamoci se qualcuno farà pubblicità su queste pagine, ce lo meritiamo no?"

Sangiovese in Italia

LE UVE SANGIOVESE PRESENTI NEL 60% DI 105 TIPOLOGIE DI VINO TOSCANO

Il Sangiovese è il vitigno più importante per la Toscana: alle sue uve rosse sono legati vini celebri e pregiati, come il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Nobile di Montepulciano; sono ben 29 le denominazioni di origine nelle quali il Sangiovese è presente in Toscana, in purezza o congiuntamente ad altri vitigni ed in ben 105 tipologie di prodotto la sua percentuale è almeno del 60%. Principe dei vitigni italiani, in Italia il Sangiovese è presente in 67 province di 17 regioni e occupa il 10 per cento dell’intera superficie vitata per un totale di 7,3 milioni di barbatelle; di queste il 60 per cento (4,4 milioni) sono commercializzate in Toscana, dove occupano il 63 per cento dei terreni a vigneto. E in Toscana il Sangiovese è presente in 38 vini a Denominazione d’origine (di cui 5 Denominazioni d’Origine Controllata e Garantita) e 6 a Indicazione Geografica Protetta. E’ componente determinante dei più celebri prodotti, tra cui il Chianti, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano.

Attitudini colturali

Vitigno vigoroso a germoglio medio, tralci robusti ad internodo di media lunghezza. Ha un’ampia adattabilità ai diversi ambienti, soffre leggermente di clorosi, preferisce i terreni non fertili ove dà un prodotto di buona qualità; esige climi asciutti e tendenzialmente caldi per una buona maturazione dell’uva. Il Sangiovese in Toscana è ancora il vitigno “principe”: i suoi 18.332,16 ettari (60,84% del totale dei vitigni considerati) sovrastano ogni altra presenza “viticola” regionale. Partecipa come vitigno dominante in ogni vino a denominazione di origine ed in molti casi, per la sua spiccata originalità vengono proposti al consumo vini da tavola ad indicazione geografica con il vitigno Sangiovese in purezza. Sangiovese VCR 5 Il clone selezionato in Montalcino, fa riferimento al biotipo Brunello; presenta una vigoria buona, grappolo meno che medio, acino medio-piccolo, produzione inferiore alla media, epoca di maturazione medio-precoce. Alla degustazione sono risultati preminenti i caratteri di intensità di colore, corpo ed armonia. Sangiovese VCR 6 Il Sangiovese VCR 6 è stato selezionato in vigneti di Brunello nell’area di Montalcino; presenta un grappolo medio-piccolo, acino piccolo, produttività media, epoca di maturazione media. Sangiovese VCR 103 Il clone è stato selezionato in Montalcino, in vigneti di Sangiovese Toscano. Presenta media vigoria, grappolo medio, alato, acino medio, subrotondo. La fertilità è ottima, la produzione buona. La consistenza polifenolica ed antocianica permette di indicarlo come vino da invecchiamento.

Welcome sangiovesexperiences!

Tante sono le aziende, nei vari territori vocati, che producono bottiglie di Sangiovese in purezza, dal Chianti alla Romagna, per arrivare addirittura alla California. La collina di Montalcino conosciuta come la “piramide del Sangiovese”, rappresenta il punto più alto nel quale la qualità di questo vitigno riesce a collocarsi, rendendo il Brunello di Montalcino Docg e il Rosso di Montalcino Doc tra i vini più ricercati al mondo. Vari sono i metodi di vinificazione che interessano questo vitigno, senza contare poi i metodi agricoli ed agronomici diversi utilizzati per la sua coltivazione, che oltre alla valenza territoriale e culturale aggiungono valore agli elaborati, concorrendo alla creazione di un’ampia gamma di sensazioni organolettiche, molto diverse tra loro, tutte derivate dalla stessa tipologia di uve.Nell’ultimo periodo si è però assistito ad un fiorire di opinioni, e azioni, aziendali, istituzionali, tecniche e mediatiche che hanno sminuito il valore della vinificazione di quest’uva in purezza, provocando vari disagi dei quali l’ultimo quello che interessa per l’appunto proprio il Brunello. Nonostante tutto la parte rispettosa e convinta del mondo enologico, dalla Toscana all’Umbria passando per le confinanti terre dell’est e del nord, continua a cimentarsi con la purezza di questo vitigno, brusco, agile oppure capriccioso, ottenendo risultati che dal punto di vista dell’espressione organolettica giungono a livelli di notevole specificità e sono tutti degni di attenzione. Attenzione che intendiamo dare al Sangiovese ponendolo al centro di proposte atte a farlo conoscere meglio ai palati del mondo. Welcome Sangiovese Experiences! There are many vineyards, talked about in various territories, who produce bottles of pure Sangiovese, from Chianti to Romagna, and even in California. The hills of Montalcino known as the “pyramid of Sangiovese”, represent the highest point in which the quality of this grape variety manages to reach, making the Brunello di Montalcino DOCG and the Rosso di Montalcino DOC among the most sought after wines in the world.There are various methods of wine-making that concern this grape variety, without counting the various agricultural and agronomic methods used in it cultivation, that through the territorial and cultural valences reach elaborate values, compete for the creation of a wide range of organoleptic sensations, among them very different, but all derived from the same type of grapes. In the latest period it has however been assisted by a flourish of opinions, and actions, by companies, institutions, technical and media that have belittled the value of making wine value of this grape in its purity, causing various hardships of which the latter precisely concerns exactly our Brunello. Despite everything the respective parts have convinced the enological world, from Tuscany to Umbria and to the bordering regions to the east and north, to continue to put to the test the purity of this sharp, agile or capricious grape variety, to obtain results from the point of view of an organoleptic expression reaching a level of considerable significance and well worth attention. So, after having passed almost 4 years of knowing the best of Sangiovese Brunello, or rather those that the wineries of Montalcino have participated in the Project “I Versanti – the Pourers”, through the visits by hundreds of Americans, Swedish and Germans spread over our web-site, today it is time to overcome the enological limits and open up to the rest of the world the production of pure Sangiovese. Focus on Sangiovese; we put it on ours proposals to let it be known better in the world of wine passion.

IN DIFESA DELL’IDENTITÀ DEL VINO ITALIANO

“Le vicende riguardanti i casi di presunta violazione del disciplinare del Brunello di Montalcino hanno fornito lo spunto per l’ennesimo attacco nei confronti della tipicità e della storia dei vini italiani. A sferrare l’offensiva sono stati i teorici dell’omologazione, del liberismo selvaggio applicato al settore vitivinicolo, di quella malintesa modernità che vorrebbe qualsiasi prodotto enologico conforme ai canoni della richiesta di mercato. Ma chi sono queste persone? Su Porthos 28, nel pezzo “Il mostruoso equivoco”, si parla di un vero e proprio establishment, formato da consulenti, cantine industriali ma anche produttori medi e piccoli, critici e opinion leader. A unirli è la convinzione che il vino sia frutto di un protocollo applicabile ovunque, non a caso molti di loro sono i migliori clienti delle industrie chimiche e biotecnologiche. Approfittando di un momento di enorme confusione mediatica, questi signori ci spiegano che il problema non è chi froda – agendo al di fuori delle leggi e ingannando il consumatore – bensì l’intero sistema di regole condivise. Parlano di obsolescenza dei disciplinari di produzione, sostengono l’inevitabilità del ricorso ai vitigni “migliorativi” al fine di rendere i vini italiani più competitivi, pretendono di utilizzare le denominazioni più prestigiose senza dover rispettare la storia, le tradizioni e il lavoro che hanno contribuito a generarne il mito. Si esprimono quasi sempre senza contraddittorio e trovano ampia cassa di risonanza in diversi organi di stampa a diffusione nazionale; le loro dichiarazioni assumono così la valenza di prescrizioni inderogabili per la salute dell’intero comparto enologico. Per chi, come noi, considera il vino un bene culturale e un nutrimento dello spirito, tutto questo è inaccettabile. I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l’identità e l’integrità dei vini italiani. Negli ultimi quarant’anni, con la complicità e la disattenzione delle autorità di controllo, alcuni dei territori più significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si è trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo varietà e respiro al paesaggio. Sì è assistito a un’invasione di vitigni alloctoni con l’obiettivo di “migliorare” le specialità italiane e realizzare prodotti più facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro. L’establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualità, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ciò in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell’attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione. Per restituire credibilità ai disciplinari e recuperare lo spirito che li ha generati, si dovrebbe condurre una campagna restrittiva, aggiornando e migliorando le regole e i controlli per adeguarli ai nuovi sistemi che l’establishment usa per aggirarli. In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialità. Le ultime leggi hanno autorizzato i consorzi di tutela, formati dalle stesse aziende, delle verifiche sulla corrispondenza tra i vini e i rispettivi disciplinari ma la situazione non è migliorata, visto che in Italia la produzione non ha ancora assunto la maturità per procedere a un serio autocontrollo. Il vino è lavoro, socialità, commercio.La globalizzazione rappresenta un’opportunità quando permette di conoscere e confrontare prodotti che sono espressioni di territori e culture differenti; è invece un pericolo quando impone l’appiattimento della varietà, lo svilimento della territorialità, la sostituzione del lavoro e della capacità contadina con la manipolazione industriale e con l’alchimismo. Per questo noi, che produciamo, raccontiamo, commerciamo, studiamo, amiamo il vino italiano, ribadiamo la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di snaturamento delle denominazioni, sia attraverso l’impiego di vitigni alloctoni sia attraverso pratiche che abbiano la finalità di fare del nostro vino qualcosa di differente da sé. La forza del vino italiano risiede nella complessità e nella varietà che rappresentano risorse da valorizzare, anziché sacrificarle in nome delle presunte esigenze del gusto globalizzato.Ci proponiamo dunque di dedicare d’ora innanzi un impegno ancora maggiore – che già si sta concretizzando grazie all’amore con cui molti dei firmatari di questo appello organizzano manifestazioni, convegni, stage, corsi e degustazioni – nel preparare campagne di sensibilizzazione e di informazione in difesa dell’identità del nostro vino, certi che sia l’unica strada percorribile per tutelarlo e continuare a farlo amare nel mondo.Testo a cura di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi Firma l'appello
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